Salvati dalla deportazione da un altopascese: ieri la cittadinanza onoraria di Altopascio a Vlasta e Davide Blei

 Una storia di solidarietà e coraggio, che parte nel 1941, quando Altopascio diventa comune di internamento libero e Vlasta e Giulio Blei, insieme ad altri ebrei e persone ritenute pericolose dal punto di vista politico, vengono confinati ad Altopascio. Una storia che torna alla luce molti anni dopo, grazie al lavoro dell’amministrazione comunale guidata da Sara D’Ambrosio e del presidente del consiglio comunale, Sergio Sensi. Una storia che ieri, domenica 19, ha trovato la chiusura del cerchio, con l’assegnazione della cittadinanza onoraria del Comune di Altopascio a Vlasta Strassberger e al figlio, Davide Blei.

Giulio insegna lettere. Vlasta, giovane studentesse originaria di Zagabria, va a lezione da lui. 

Giulio Blei, professore di lingue straniere, e Vlasta Strassberger, giovane studentessa di Zagabria si conobbero ad Altopascio nel 1941: entrambi ebrei, entrambi internati ad Altopascio. Malgrado le loro misere condizioni di vita e lo stretto controllo da parte del regime che ne limitava la libertà da tutti i punti di vista, Giulio e Vlasta decisero di sposarsi e dettero alla luce Davide. Il loro destino, a un certo punto, pare segnato: dopo l’8 settembre 1943 i luoghi di internamento libero vengono progressivamente chiusi, gli ebrei presenti vengono deportati nei campi di concentramento. È questo il momento in cui la vita di Vlasta, Giulio e Davide cambia per sempre: incontrano Francesco Rosellini, gestore dell’agenzia di Altopascio del consorzio agrario di Lucca, già in dissenso con l’amministrazione fascista comunale di allora. Sarà lui a portarli in salvo: Rosellini, infatti, entra in contatto con la famiglia Blei poco prima dell’arrivo dei tedeschi ad Altopascio (10 settembre 1943) e sarà lui a portarli in salvo, fornendo loro nascondiglio (a Vetriano), soldi e documenti falsi, necessari per raggiungere la sicura Svizzera. 

“Ad Altopascio abbiamo trovato tanta solidarietà - racconta Vlasta -. Eravamo internati, è vero. Non eravamo liberi. Ma le persone comuni ci chiedevano di cosa avessimo bisogno, ci aiutavano come potevano”. “Noi a Francesco Rosellini dobbiamo tutto - continua a raccontare Vlasta, 102 anni portati con orgoglio e incredibile lucidità -. Ha messo a rischio la propria stessa vita per donare a noi la vita. Lo ringrazierò per sempre, così come ringrazio l’amministrazione comunale di Altopascio, che ha voluto ricostruire la nostra storia, riportarla alla luce e farla conoscere a tutti”. Intorno a Vlasta, tanti parenti. Il figlio Davide, l’altro figlio, i nipoti, i bisnipoti, gli amici, venuti da Milano e da Camaiore, dove oggi Vlasta vive. Giulio non c’è più da tanti anni, ma restano i ricordi, restano i sacrifici di una vita, resta quella inossidabile voglia di libertà, che ha segnato tutta l’esistenza della famiglia Blei.